Stile di Vita in Gravidanza

Effetti sul microbiota intestinale del neonato

E’ un filo molto sottile quello che lega il nostro intestino al resto dell’organismo e che porta a cercare lungo il tubo digerente le cause di numerosi disordini patologici: da quelli metabolici a quelli neurologici.

Tutti gli individui vivono in associazione co-evolutiva con un numero consistente di microorganismi, definito microbiota, presente in una varietà di microambienti tissutali diversi. 

Il microbiota risiede, praticamente, in qualsiasi superficie del corpo umano e l’organo più colonizzato è il tratto gastrointestinale, dove la quantità e la diversità della flora batterica aumenta dallo stomaco, all’intestino tenue fino al colon (Wang et al., 2014); solo nel colon, infatti, si trova oltre il 70% di tutti i microorganismi presenti nel corpo umano.

 

Nonostante esista una notevole variabilità inter-individuale nel microbiota intestinale, sembra che ci sia un equilibrio, noto come eubiosi, in grado di conferire benefici alla salute. D’altro canto, un’alterazione di tale armonia, nota come disbiosi, sia associato a una vasta gamma di disturbi (Cryan et al., 2011).

La variegata collezione di microrganismi influenza profondamente molti aspetti della fisiologia dell'ospite, tra cui il metabolismo dei nutrienti, la resistenza alle infezioni e lo sviluppo del sistema immunitario. I microbi intestinali modulano la maturazione e la funzione delle cellule immunitarie e, quindi, hanno un effetto diretto sul funzionamento del sistema immunitario. 

 

Una finestra temporale critica: il periodo gestazionale

Mantenere un delicato equilibrio della flora batterica intestinale, eliminando gli agenti patogeni invasori, è fondamentale per la salute del corpo in qualsiasi soggetto ed è importante che tale stabilità persista anche durante il periodo gestazionale. 

È ampiamente riconosciuto che la trasmissione microbica di batteri dalla madre ai figli sia essenziale per la creazione e lo sviluppo di un microbiota nascente sano, che può influire sulla crescita del bambino, maturazione del sistema immunitario e persino sul neurosviluppo

 

In passato si è pensato che l’intestino del feto, durante la sua vita intrauterina, fosse sterile e che il primo contatto del neonato con il microbiota si verificasse solo al momento del parto. Tuttavia, osservazioni cliniche di gravidanze sane e studi su modelli animali rilevanti hanno indicato che il feto può essere esposto per la prima volta ai batteri durante la gestazione (Derrick C. et al., 2019).

Moltissime molecole prodotte dal microbiota intestinale della madre, infatti, sono in grado di oltrepassare la placenta e infiltrarsi nel latte materno, con conseguenze dirette sul neonato (Andrew J. et al., 2019). 

 

Cosa influenza la flora batterica della neonato?

 

Il tipo di parto
Il batteri intestinali materni possono essere trasferiti in via diretta (passaggio “verticale”) al figlio durante il parto naturale. Studi recenti affermano che il parto cesareo potrebbe favorire la colonizzazione del microbiota neonatale da parte di batteri patogeni (Shao Y. et al., 2019).

Composizione del microbiota materno, influenzato a sua volta dallo stile di vita della madre e, quindi:


Tipo di alimentazione seguita durante la gravidanza e allattamento

Un’alimentazione ricca di acidi grassi saturi, zuccheri semplici e poca fibra stimola la proliferazione di batteri nocivi che mediano l’infiammazione. Una dieta ricca di grassi, infatti, altera la programmazione epigenetica del neonato, favorendo lo sviluppo e la proliferazione di batteri dannosi. Una dieta ricca in fibre, al contrario, stimola la fermentazione batterica con conseguente produzione di acidi grassi a catena corta, soprattutto l’acido butirrico, che sembrano essere correlati alla prevenzione dell’infiammazione delle vie aeree superiori. Al contrario, la carenza di fibre è responsabile della diminuzione dei batteri Bacterioidetes e l’aumento dei Firmicutes, alterando l’equilibrio della flora batterica; tale condizione è associata ad una maggiore probabilità di essere obesi da adulti.

Uso di farmaci e antibiotici
Svariati studi evidenziano come un farmaco su quattro modifichi la composizione del microbiota intestinale ed impedisca la proliferazione di specie batteriche benefiche. 


Stress
La comunicazione tra il sistema nervoso centrale e i batteri commensali avviene attraverso diversi pathway di comunicazione, non a caso si parla si “asse cervello-intestino”. Stati di ansia, depressione e stress rappresentano i maggiori responsabili della produzione di molecole pro-infiammatorie (come Il-6, TNF-α e proteina C reattiva). Recenti studi affermano che tali stati d’animo, mediante il rilascio di ormoni come cortisolo o adrenalina, alterano la permeabilità e funzionalità della barriera intestinale, consentendo alle molecole nocive di penetrare nell’intestino e avviare i processi infiammatori (Molina G. et al, 2019).

Alla luce dei recenti studi, che evidenziano come il feto possa essere popolato da batteri (di derivazione materna) prima del parto, e di come il microbiota in eta’ neonatale impatti sulla salute a lungo termine, è di fondamentale importanza mantenere in equilibrio la composizione della flora batterica. Ancora una volta, l’alimentazione rappresenta un fattore fondamentale per il raggiungimento di tali scopi e le strategie nutrizionali, attualmente testate in modo sistematico, sono in grado di aprire scenari promettenti. Una speciale attenzione all’alimentazione durante la gravidanza non rappresenta che un primo passo verso una flora intestinale eubiotica.


Dott.ssa Luisa Blandino


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