L'Alta Francia Dove la transizione ecologica funziona

Università Zero Carbonio, fotovoltaico sui tetti degli asili nido, scuole per i nuovi mestieri green

Nel Governo guidato da un Draghi che proclama l’importanza non solo di “una buona moneta”, ma anche di “un buon pianeta”, il tema della transizione ecologica è inaspettatamente diventato di grande attualità politica. Ma pochi sanno che l’idea di un ministero della Transizione ecologica viene da lontano, e precisamente dalla Regione francese del Nord Pas de Calais, oggi Hauts-de-France. 


Era il 2012. Jeremy Rifkin aveva incontrato al Comitato delle regioni, a Bruxelles, Claude Lenglet, un ingegnere che a Meudon, nei sobborghi di Parigi, aveva progettato il primo edificio francese che produceva più energia di quanta ne consumava per la multinazionale delle costruzioni Bouygues. E’ un edificio da 25.000 metri quadrati che consuma 62 chilowattora annui per metro quadro e ne produce 64. Lenglet era stato nominato responsabile delle politiche ambientali della regione del Nord Pas de Calais, e disse a Rifkin che Daniel Percheron, presidente della Regione del Nord Pas de Calais, voleva incontrarlo.  


L’intesa fra i due fu totale. Fu concordato un Master Plan per la “transizione ecologica a una economia di Terza Rivoluzione Industriale”, un nuovo modello economico attento alle leggi della termodinamica e rispettoso degli ecosistemi locali e globali. 


Nel workshop iniziale di 4 giorni che si tenne nella capitale Lilla, gli esperti locali si incontrarono con gli esperti internazionali della task force guidata dallo stesso Rifkin per progettare una trasformazione economica radicale verso una economia di Terza Rivoluzione Industriale. Un processo basato su un mix di innovazioni: un sistema energetico distribuito costituito da migliaia di piccoli impianti di energia rinnovabile con tecnologie dell’idrogeno; la prima comunità dell’energia secondo i principi esposti dal pro rettore della Sapienza Livio de Santoli; un modello di consumi ispirato ai principi dell’economia circolare in cui il concetto di rifiuto non esiste più. Infine si prevedeva anche un radicale processo di reindustrializzazione basato sul modello delle stampanti 3D e la manifattura additiva, e una nuova sharing economy (chiamata “Economie de la fonctionnalité”) per dare massima efficienza alla produzione di beni e servizi.


Per la regione Nord Pas de Calais non si trattava di una impresa da poco perché era stata la culla del modello tradizionale basato sulla seconda rivoluzione industriale e sui fossili, con i suoi bacini carboniferi, le sue acciaierie e le sue grandi fabbriche automobilistiche.


Per raggiungere questi obiettivi era necessario creare una cabina di regia unica che potesse coordinare le politiche energetiche, ambientali, alimentari, agricole, industriali, commerciali e sociali prima disperse in una pletora di dipartimenti e assessorati diversi. Per questo Rifkin propose un nuovo sistema di governance con la creazione di un Assessorato alla Terza Rivoluzione Industriale e alla Transizione Ecologica che venne affidato proprio a Claude Lenglet. L’Assessorato aveva una dotazione di 200 miliardi di euro da investire in un arco di tempo lungo: fino al 2050.


Si trattava di un investimento che secondo il Master Plan avrebbe comportato risparmi energetici ed economici, per lo stesso periodo, di 320 miliardi, con un saldo attivo di 120 miliardi. Lo scenario convenzionale che continuava a mantenere la dipendenza dalle fonti fossili, avrebbe invece comportato una spesa netta al 2050 di minimo 400 miliardi di euro senza alcun ritorno. Anche il saldo occupazionale al 2050 era positivo: nello scenario di transizione, si prevedeva un saldo netto positivo di 165.000 posti di lavoro, nello scenario fossile il saldo era negativo, e cioè si perdevano 102.000 posti di lavoro.


Dopo la fusione amministrativa fra il Nord Pas de Calais e la Picardia, che diede luogo a una nuova regione da 7 milioni di abitanti chiamata Hauts de France, il Master Plan venne esteso alla nuova entità amministrativa e la Transizione ecologica venne trasferita dall’assessorato a una vicepresidenza regionale che venne affidata al numero due della Regione.


A quel punto Ségolène Royale (in procinto di diventare ministro dell’Ambiente), dopo un lungo colloquio con Rifkin, decise di sposare il progetto trasferendolo sul piano nazionale. Nacque così il ministero all’Ecologia, che concentrava le competenze di sviluppo economico, energia, trasporti, ambiente ed edilizia popolare e si diede l’obiettivo di elaborare e far approvare quanto prima una legge per la transizione ecologica e la crescita verde  


Vennero aggiunte le competenze relative all’economia circolare, alla digitalizzazione e all’economia della condivisione. A quel punto il ministero venne ridenominato “ministero per la Transizione ecologica” e fu riconfermato in tutte le successive amministrazioni e oggi, nell’amministrazione Macron è guidato una ministra di origine italiana, Barbara Pompili.


Ma nel frattempo l’esperimento è andato avanti nella Regione Nord – Pas de Calais / Hauts de France a vari livelli. Il primo sono i nuovi modelli finanziari green che possono essere sostenuti direttamente dai cittadini. Ad esempio la regione ha promosso l’azionariato diffuso dalla sua pagina web con la start up innovativa Cow Funding che ha già finanziato progetti come il bike sharing elettrico, l’acqua in bottiglia di plastica con vuoto riutilizzabile, il fotovoltaico sui tetti degli asili nido. 


Il secondo riguarda le nuove figure professionali richieste dalla transizione ecologica (esperti di idrogeno, smart grid, economia circolare, sharing economy). A Lilla è nata la Scuola di Formazione della Terza Rivoluzione Industriale, i cui locali sono stati ricavati in una ex fabbrica. Il Centro Specialistico ha preso il nome di Università Zero Carbonio. La più grande università della regione, l’Université Catholique de Lille, è già impegnata su questo fronte.


Il terzo livello è l’educazione all’economia circolare basata su campagne di comunicazione che sono all’ordine del giorno in Francia e di cui in Italia non si vede neanche l’ombra.


A cura di Angelo Consoli - Responsabile transizione energetica de il Villaggio della Salute