Gli effetti dell'insonnia: fa davvero ingrassare?

“Dormire poco fa male”. Quante volte abbiamo sentito o letto questa affermazione senza capirne la verdicità e la reale motivazione?

L’insonnia rappresenta una problematica tutt'oggi non trattata in modo adeguato e, molto spesso, non diagnosticata. Le conseguenze dei disturbi del sonno non sono solo fisiologiche ma anche sociali, con importanti alterazioni nella vita lavorativa e privata. La letteratura scientifica ci offre un’importate analisi statistica: il problema dell’insonnia è diffuso soprattutto nelle donne e dopo lo sviluppo puberale. 

Dormire poco, fa davvero ingrassare?

Uno studio Londinese, attraverso un'accurata meta-analisi pubblicata sull'European Journal of Clinical Nutrition nel 2016, ha dimostrato come la privazione di sonno a lungo termine sia correlata ad un aumento del bilancio energetico che contribuisce, a sua volta, all'aumento di peso. 

In particolare, i ricercatori inglesi hanno evidenziato un’alterazione nella produzione del cortisolo, il cosiddetto “ormone dello stress”, di serotonina, coinvolta nella regolazione del tono dell’umore, dell’insulina, della leptina, che regola il senso di sazietà, e della melatonina

L’insonnia, quindi, ci assicura una maggior produzione di cortisolo che, se presente in quantità elevate, garantisce: 


  • Sbalzi nel tono dell’umore


  • Aumento della glicemia e, quindi, maggior produzione di insulina 


  • Alterata tolleranza glucidica


  • Ipertensione 


  • Debolezza muscolare 

Il cortisolo possedendo un’attività iperglicemizzante, stimola la produzione pancreatica di un’abbondante quantità di insulina, con un incremento della sensazione di fame e delle calorie ingerite giornalmente. 

Ne consegue una deplezione di massa muscolare e aumento di massa grassa a cui, però, non consegue obbligatoriamente un incremento del peso corporeo ma garantisce comunque un’alterazione nella composizione corporea. 


Uno studio Danese ha dimostrato che l’insonnia fa prediligere cibi grassi e meno proteici; per quanto riguarda il consumo di carboidrati, invece, la quantità rimane invariata. 

 

Veniamo ai dati Italiani: gli esperti affermano che circa nove milioni di persone sono a rischio sovrappeso a causa dei disturbi legati al sonno, evidenziando come il riposo notturno sia calato rispetto agli anni Novanta: si parte da una media di 8 ore a notte per arrivare, nel 2019, ad una media di 4-6 ore.  Sarà forse un caso che tale diminuzione sia associata ad un aumento dell’indice di massa corporea (BMI), registrato negli ultimi dieci anni?

 

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